“Il seminatore uscì a seminare” – Lectio di mons. Mansueto Bianchi

01 Giugno 2015

“Il seminatore uscì a seminare”

 

Lectio di mons. Mansueto Bianchi

San Severo, 31 gennaio 2015

Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato ci colloca dentro un momento non qualsiasi, dentro un momento molto particolare della vicenda di Gesù. Siamo nel momento della crisi, della crisi del suo ministero, della sua predicazione nella regione della Galilea. Dunque un brano che appartiene ad un momento di crisi, ad un momento in cui la vita del Signore fa crac come tante volte fanno le nostre vite. Allora commenterò dicendo alcune caratteristiche di questo momento e l’atteggiamento con cui il Signore affronta un momento come questo e sarà – credo – facilissimo, per ciascuno di noi, mettere questa pagina del Vangelo in controluce e leggervi quello che oggi viviamo, quello che oggi viviamo come Chiesa, come parrocchie, come discepoli del Signore, come credenti, qualche volta anche come associazioni di Azione Cattolica. Una stagione di crisi nella vita di Gesù, nella vicenda di Gesù: difatti il brano immediatamente precedente a quello che abbiamo letto ci ha parlato dello scontro tra Gesù e una categoria allora importantissima, quella degli scribi, che erano i maestri della Legge; ci ha anche parlato di un momento di tensione con i suoi, quelli che seguivano Gesù più da vicino, quelli che in un certo senso più si riconoscevano in Lui, fino al punto che il rapporto di Gesù entra in crisi perfino con la propria famiglia. Il Vangelo di Marco ci ha detto una cosa sulla quale noi troppo facilmente e troppo comodamente sorvoliamo, che i suoi familiari l’andarono a prendere perché dicevano “ È fuori di sé”. Allora, vedete, l’esperienza del fallimento, l’esperienza dello spezzamento, del crac che dicevamo poco fa. Si ha come la sensazione che in quel momento l’opera di Gesù si stia sgretolando, stia umanamente fallendo dopo l’iniziale successo, dopo l’iniziale trionfo. Perché? Qual è il motivo del crac? Qual è il motivo del fallimento della vicenda di Gesù? Lo sintetizzerei in una parola: la delusione. La gente è delusa. Delusa da cosa? Delusa dal constatare lo scarto che esiste tra la grandezza delle cose che Gesù dice e la pochezza di quello che Lui è, tra l’enormità della speranza che lancia, dell’aspettativa che fa sorgere dentro il cuore della gente, dentro la testa della gente e il nulla che offre, il nulla che mette nelle mani delle persone, il poco che può offrire, il poco che riesce a realizzare. Questo genera delusione, genera delusione in quella che noi chiameremmo oggi “l’opinione pubblica” e che Marco duemila anni fa chiamava “la folla”, ma genera ancor più delusione nei suoi seguaci, in quelli che più da vicino lo avevano seguito, avevano investito su di Lui e – dicevo – genera delusione perfino nella sua famiglia, in coloro che umanamente gli erano legati da vincoli di sangue e che fortemente gli volevano bene. Dunque una stagione di delusione, una stagione di amarezza, di apparente fallimento, potremmo dire “è l’amarezza della delusione certamente”; in qualcuno scatena addirittura il cinismo, l’aggressività, qualcuno comincia a dire “Ma quello lì è un indemoniato”, noi oggi diremmo “Ma è un pazzo, un esaltato, ma non lo state per niente ad ascoltare”. Sembra cominciare la stagione del post. Vedete vi ho detto poco fa che alcune cose che avrei detto, commentando questo brano del Vangelo, se voi le mettete in controluce ci leggete la situazione di oggi[continua…]

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