“Persone nuove in Cristo Gesù”. L’Ac inizia il percorso assembleare

27 Ottobre 2013

 

PERSONE NUOVE IN CRISTO GESÙ

Corresponsabili della gioia di vivere

BOZZA DOCUMENTO ASSEMBLEARE

XV ASSEMBLEA NAZIONALE DI AZIONE CATTOLICA

ROMA, 1°- 4 MAGGIO 2014

 

I. CORRESPONSABILI DELLA GIOIA

Il cristiano deve essere rivoluzionario per la grazia (…). La grazia fa di noi rivoluzionari (…) perché cambia il cuore.  Un cuore che ama, un cuore che soffre, un cuore che gioisce con gli altri, un cuore colmo di tenerezza per chi, portando impresse le ferite della vita, si sente alla periferia della società
(Papa Francesco, Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma, 17 giugno 2013)

Siamo laici associati, corresponsabili della missione evangelizzatrice della Chiesa, e ci lasciamo interrogare, dunque, dal nostro tempo. Ci sentiamo interpellati dalla vita delle persone, a cui vogliamo innanzitutto offrire la testimonianza della speranza e della gioia che nascono dall’incontro con Cristo, della bellezza di costruire legami autentici, dell’importanza di sentirci responsabili della crescita umana, spirituale, culturale e di fede di ciascuno, a servizio della Chiesa locale e nella consapevolezza di essere parte della Chiesa universale. In questo tempo, in cui siamo chiamati a pensare il cammino del nuovo triennio associativo, desideriamo fare alcuni esercizi.

Il primo ci interroga sul modo in cui possiamo aiutare sempre più gli adulti, i giovani e i ragazzi a vivere la bellezza di una fede che dà forma alla vita, che chiama ciascuno alla santità, che nutre il terreno delle relazioni buone tra le persone, che arricchisce il dialogo tra le culture e le tradizioni, che porta speranza nella costruzione della città e nell’impegno per la giustizia e lo sviluppo umano. In questo, Papa Francesco, con il suo linguaggio fatto di parole semplici e con la tenerezza dei gesti, ci mostra ogni giorno cosa significhi raccontare le meraviglie che il Signore compie nelle nostre storie. Il suo modo di dire e di fare colpisce perché è diretto e parla con immediatezza alle nostre vite, facendoci cogliere l’essenziale, ciò che conta di più: l’amore e la fedeltà a Gesù Cristo.

Il secondo esercizio ci impone di guardare con riconoscenza e gratitudine al percorso che abbiamo compiuto in questi anni: un percorso ricco di incontri e di esperienze, in cui abbiamo davvero potuto intessere legami di vita buona. Viviamo un tempo favorevole, da coltivare e da raccontare, perché abbiamo una grande storia e un ricchissimo presente, un patrimonio da narrare e trasmettere a tutti con entusiasmo e passione, dai più piccoli ai più grandi, dagli associati ai simpatizzanti, fino a chi non ha una particolare appartenenza ecclesiale: è un esercizio, che ci aiuta a perseverare nell’essere collaboratori della gioia.

Questi legami di vita buona li ritroviamo ogni giorno nell’esercizio della democraticità, nell’importanza di relazioni autentiche, nella rilevanza del rapporto tra educatore e gruppo, che non è connotato dal possesso ma dal desiderio di condividere la vita e dalla bellezza della collaborazione tra sacerdoti e laici. È nella quotidianità e nell’intensità della vita bella associativa che facciamo esperienza di legami significativi, aperti all’accoglienza e alla condivisione.

In questo triennio, in cui celebriamo i cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, abbiamo fatto esperienza di ciò che vuol dire essere e vivere “la Chiesa bella del Concilio”, riportando in primo piano proprio una delle sue grandi eredità: la nostra associazione, forma di testimonianza comunitaria che oggi, come cinquant’anni fa, è ancora più importante di una forma di testimonianza personale.

Ecco allora che, nel percorso che ci apprestiamo a compiere, vogliamo provare, attraverso questi due esercizi, a recuperare con questo stile semplice e immediato il nostro patrimonio associativo e quindi la nostra storia, per riuscire a fare il bene della Chiesa e della comunità civile, di cui siamo e ci sentiamo corresponsabili  “facendo bene l’Azione Cattolica”.

Per parlare alla vita

La memoria del 50° anniversario dall’apertura del Concilio, vera bussola del Terzo millennio per la vita della Chiesa nella storia, è stata finora non solo occasione di celebrazioni significative, ma soprattutto indicazione di cammino per il futuro e sollecitazione ad attualizzare quanto ancora semplicemente nei documenti conciliari è stato enunciato e non è ancora stato fatto proprio dalla Chiesa di oggi. In particolare, sentiamo rivolti a noi laici due insegnamenti conciliari: la comprensione della Chiesa come popolo di Dio in cammino nella storia di tutti fino alle estreme periferie e la comprensione della nostra quotidianità come luogo della chiamata alla santità, senza contrapposizione di principio tra secolarità e santità, vita e fede. La nostra indole secolare, riconosciuta e indicata dai testi conciliari come carattere tipico del laico, chiede di essere ancora più approfondita e valorizzata nel cammino di fede, secondo la logica dell’incarnazione. Proprio in questa logica conciliare siamo invitati a comprometterci nelle questioni del nostro tempo, soprattutto ad accogliere e abitare la complessità di questa epoca segnata da nuovi processi demografici, socio-economici, politici, culturali e religiosi. Questi ed altri stanno causando grandi trasformazioni che coinvolgono la configurazione del territorio, i tempi di vita, la struttura della società, il rapporto fra le generazioni, la cultura, la vita religiosa e la partecipazione alla vita della Chiesa.

I grandi mutamenti influiscono in ogni ambito della vita familiare e sociale e sono, insieme, causa di novità positive ma anche di paure diffuse. Tra le trasformazioni in atto, vi è la crisi socio-economica che investe con drammaticità le famiglie, causa nuove forme di impoverimento,  incide pesantemente sulle prospettive di futuro delle giovani generazioni.

Da laici di AC, desideriamo vivere in modo corresponsabile questo tempo e farcene carico mettendo a servizio di tutti una risorsa tipica dell’associazione, coltivare cioè legami buoni e uno stile di prossimità, sentendoci, come affermava Bachelet, “amici di tutti”. Desideriamo, infatti, abitare anche i cambiamenti più difficili come opportunità, come aspetti peculiari del nostro tempo, che grazie alla fede cogliamo come “tempo favorevole”, in cui siamo chiamati  ancor di più a vivere e testimoniare con gioia la bellezza dell’essere radicati in Cristo, facendoci compagni di strada delle persone che abitano i quartieri, le parrocchie, i paesi, le città, le diocesi in cui vivono le nostre associazioni.

È un cammino da compiere con l’atteggiamento di misericordia, essenzialità e semplicità a cui Papa Francesco ci ha richiamato con tanta forza sin dai primissimi giorni del suo pontificato. Crediamo che in questo stile di comunione, vicino al cuore della gente, si renda visibile la “Chiesa bella del Concilio”, che chiama tutti i credenti in Cristo all’assunzione e alla condivisione di responsabilità. Per questo, proprio a partire dal Concilio, l’Azione Cattolica Italiana desidera approfondire il senso della chiamata e tradurre negli ambiti del quotidiano il suo essere fedele al progetto d’amore del Padre.

A partire da ciò, il nostro desiderio di parlare della vita e alla vita si indirizza ai luoghi in cui si sperimentano e vivono per eccellenza quei legami che sempre connotano la persona in relazione: la famiglia, la parrocchia, la città. Tutti abitano questi luoghi, che, pur nella loro diversità, rappresentano sempre il contesto dove le relazioni nascono, accadono, vivono, fruttificano, si logorano. Famiglia, parrocchia e città sono infatti espressioni della forma comunitaria che appartiene al nostro essere uomini e pertanto rappresentano tre ambiti fondamentali del vivere che, come credenti cristiani, ci interpellano con forza. Si tratta di “luoghi” che vanno custoditi e abitati con convinzione e passione, operando in essi con spirito creativo per trasfigurarli profeticamente. Sono luoghi non certo esaustivi, ma fortemente indicativi dell’intero mondo delle relazioni, che proprio per questo vanno visti non separatamente ma nel loro reciproco intreccio. Ne riportiamo alcune caratteristiche emblematiche, senza volerne esaurire la ricca varietà di modelli e situazioni, come “paradigmi” dei nostri ambiti di relazione.

Famiglia

Educare in famiglia è oggi un’arte davvero difficile. Molti genitori soffrono, infatti, un senso di solitudine, di inadeguatezza e, addirittura, d’impotenza. Si tratta di un isolamento anzitutto sociale, perché la società privilegia gli individui e non considera la famiglia come sua cellula fondamentale. (Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti Pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 36)

L’Azione Cattolica è consapevole delle grandi sfide che oggi interpellano la famiglia, non preservata da problemi e sofferenze e, insieme, ancora fonte di valori e di senso. La famiglia, che ha origine dalla relazione stabile tra un uomo e una donna sposati e aperti alla vita, ed è fondata sul sacramento del matrimonio, oggi è chiamata a fare i conti con un contesto sociale complesso e contraddittorio, in cui si affermano, tra l’altro, diverse forme di convivenza, scelte o subite. Ma proprio qui e ora l’AC vuole testimoniare la bellezza dell’essere famiglia, e famiglia cristiana cementata da un’autentica relazione con il Signore, e vuole impegnarsi a renderla protagonista del rinnovamento delle comunità ecclesiali e civili.

La centralità della famiglia, nel contesto di oggi, è importante, alla luce della consapevolezza che i legami buoni che in essa maturano non costituiscono un affare privato né si limitano a gestire la dinamica degli affetti, ma rappresentano un punto di forza della società. Emerge  qui  anche una serie di questioni di tipo antropologico: oggi sono in gioco la differenza fondamentale  uomo-donna, il ruolo che tale differenza riveste nell’esperienza dell’amore umano, il diritto dei figli a essere accolti ed educati con amore da un padre e da una madre tra loro in relazione. Oggi più che mai occorre riscoprire il valore di relazioni stabili, in controtendenza rispetto a una visione “liquida” dei rapporti che conduce fatalmente a un io sempre più isolato. È questo un terreno delicatissimo dove essere presenti con discrezione e insieme con il desiderio di offrire testimonianza di relazioni buone e vitali in un contesto culturale che si presenta con molte domande e sfide.

Abitare la famiglia significa aiutarla a ricercare tempi e spazi nuovi per riscoprire la bellezza del dialogo tra le generazioni, l’intensità delle relazioni e la gratuità della condivisione della quotidianità. In tal senso, occorre sperimentare modalità pastorali nuove per coinvolgere attivamente la famiglia nella vita associativa e nei percorsi formativi.

È bello, in Associazione, sviluppare la capacità di costruire una rete tra famiglie, per offrire una testimonianza esemplare a livello ecclesiale e civile; riscoprire il protagonismo educativo della famiglia nei cammini formativi dell’ACR e nell’accompagnamento dei ragazzi nella vita di fede; mostrare che l’appartenenza associativa si traduce in un modello di famiglia capace di ospitalità e convivialità; accompagnare le diverse vocazioni che si generano; educare al perdono, alla gratuità, alla cura, alla custodia, alla misericordia, per creare comunità che sappiano far innamorare della vita e in cui ciascuno si senta amato e impari ad amare, con uno stile solidale.

Vogliamo raccontare la passione dell’AC per la famiglia e far capire quanto la proposta associativa tocchi l’umano, puntando non su iniziative estemporanee, ma su un impegno vissuto nella concretezza e nella continuità del quotidiano.

Abbiamo a cuore la solitudine delle famiglie che vivono situazioni di difficoltà economiche, morali, educative e siamo consapevoli che occorre innanzitutto conoscere le fragilità presenti sul territorio, per saperle significativamente presidiare, anche intensificando la rete di collaborazione con gli altri attori sociali e con le realtà istituzionali locali, affinché il sostegno, la promozione e la valorizzazione della famiglia rappresentino un volano del rinnovamento della società e della Chiesa stessa.

Come Azione Cattolica, dobbiamo allora interrogarci su quali siano le modalità di relazione che i nostri gruppi associativi di soci e di realtà associative familiari possono ulteriormente stabilire e giocare nel contesto di oggi, anche alla luce dell’impegno costante dell’Associazione per la famiglia e delle riflessioni svolte a proposito, anche in occasione dei sedici convegni regionali in preparazione alla 47a Settimana sociale dei cattolici italiani.

Parrocchia

La parrocchia – Chiesa che vive tra le case degli uomini – continua a essere il luogo fondamentale per la comunicazione del Vangelo e la formazione della coscienza credente; rappresenta nel territorio il riferimento immediato per l’educazione e la vita cristiana a un livello accessibile a tutti; favorisce lo scambio e il confronto tra le diverse generazioni; dialoga con le istituzioni locali e costruisce alleanze educative per servire l’uomo. (Educare alla vita buona del Vangelo, 41)

L’AC vuole impegnarsi a fare delle parrocchie in cui opera luoghi dove le persone si sentano a casa propria e mostrino così la bellezza di vivere in una “famiglia” di ampio respiro.

La parrocchia è “Chiesa che vive tra le case degli uomini”, casa tra le case, in comunicazione con la realtà territoriale, “è comunità di fedeli a cui appartengono i battezzati  della Chiesa cattolica che dimorano in un determinato territorio (…) in essa si vivono rapporti di prossimità con vincoli di prossimità e di amore e si accede ai doni sacramentali, al  cui centro è l’Eucarestia, ma ci si fa carico degli abitanti di tutto il  territorio”  (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 3). È dunque sempre più urgente pensare una sua nuova configurazione che traduca in realtà operative le molteplici istanze esistenti e renda patrimonio sperimentabile le felici intuizioni e indicazioni pastorali del Magistero, per creare comunità dotate di forza missionaria, capaci di rispondere alle sfide odierne e di suscitare vocazioni mature.

Nella parrocchia, l’Azione Cattolica vuole offrire il proprio contributo intensificando la formazione degli aderenti e dei responsabili, perché favoriscano una maturità testimoniale della comunità credente. C’è necessità di rivisitare l’esperienza della fede alla luce dei mutamenti sociali e dei nuovi modelli antropologici, non solo per recuperare una maggiore efficacia comunicativa rispetto alla proposta cristiana, ma specialmente per essere autentico segno sacramentale di Cristo negli ambiti della vita.

Realizzare una comunità in cui si sperimenta la meraviglia di incontrare Gesù e ciascuno possa sentirsi a casa sua, riconosciuto nella sua diversità e valorizzato nelle sue competenze e potenzialità, significa incrociare con slancio missionario “piazze e campanili”.

Prendersi cura delle questioni concrete e dei “ritmi” della vita delle persone, che abitano la porzione di territorio affidata alle nostre parrocchie, richiede la sapienza di costruire ponti con i contesti “altri” e tessere legami di amicizia con chi è lontano. Occorre un esercizio di adeguamento flessibile della struttura associativa ai bisogni, alle risorse, ai tempi di vita delle persone, che testimoni realmente il nostro spirito di accoglienza e di solidarietà. “Distendere” tempi e spazi dell’esperienza associativa ci aiuta anche a gustarne tutta la bellezza, senza cadere nelle ristrettezze dell’efficientismo. Talvolta l’impegno generoso non si coniuga con analogo slancio nelle frontiere ordinarie della vita professionale, del dibattito culturale, della promozione del bene comune e della responsabilità civile. Per scongiurare il rischio dell’autoreferenzialità, dobbiamo rimodulare un apostolato per l’oggi capace di raggiungere, come dice Papa Francesco, le periferie esistenziali. C’è bisogno, ci suggeriscono i Vescovi, di una conversione pastorale delle nostre comunità parrocchiali perché siano strumenti di trasfigurazione sociale nella radicalità evangelica.

Città

La società nella sua globalità, infatti, costituisce un ambiente vitale dal forte impatto educativo; essa veicola una serie di riferimenti fondamentali che condizionano in bene o in male la formazione dell’identità, incidendo profondamente sulla mentalità e sulle scelte di ciascuno. (Educare alla vita buona del Vangelo, 50)

L’AC vuole impegnarsi con slancio e generosità nelle città contribuendo a promuovere il bene comune, ricostruendo il tessuto della convivenza civile e rendendolo spazio di vita “amabile” per qualsiasi cittadino.

L’apertura al territorio è segno tangibile di un’Associazione che vuole essere popolare e rendersi visibile nelle pieghe della storia per divenire “Chiesa in situazione”. Abitare la città significa innanzitutto partecipare attivamente e responsabilmente alle dinamiche della vita civile, impegnandosi a fare dello spazio della convivenza un bene comune. Nella frammentarietà dei tempi e degli spazi, in dimensioni in cui abitare la città diventa sempre più difficile, tra equilibri legati a tempi di vita in continuo mutamento, la “piazza” va assunta nuovamente come luogo di “narrazione” comunitaria, di cultura dell’incontro, di “convivialità delle differenze”, per usare l’espressione di don Tonino Bello.

Occorre sviluppare, in sinergia con gli altri attori sociali del territorio, dialogo e cooperazione con le istituzioni pubbliche per promuovere la riqualificazione degli spazi della vita pubblica e “organizzare” una solidarietà capace di incontrare le nuove povertà, di costruire reticoli di integrazione culturale, di trasformare le criticità in occasioni di promozione dell’uomo,  ristabilendo il principio della partecipazione di tutti alla costruzione di una città aperta, dialogante ed educante.

Abitare la città vuol dire necessariamente essere dentro le sue trasformazioni, che rivestono un carattere di assoluta varietà e poliedricità. Pensiamo, per fare solo due esempi, alle trasformazioni del mondo del lavoro (e alla drammaticità della crescente disoccupazione) e del mondo della comunicazione (sempre più orientato verso il modello dei social media e sempre più centrale nelle dinamiche della partecipazione e della formazione dell’opinione pubblica).

– Come nei nostri gruppi condividiamo, valorizziamo e sosteniamo i legami di vita buona che instauriamo ogni giorno in ogni ambito negli ambiti della nostra vita?

– Conosciamo le famiglie che vivono sul territorio della nostra parrocchia? Siamo consapevoli di eventuali difficoltà? Come e quanto ci toccano?

– Siamo attenti alle situazioni più delicate e alle nuove realtà (famiglie di fatto, famiglie allargate, ecc.)?

– Nell’esperienza associativa, la famiglia è soggetto attivo o solo oggetto passivo di intervento pastorale?

– I nostri gruppi aiutano la parrocchia ad intuire i problemi del territorio, a favorire interventi concreti che possano valorizzarlo e a essere luogo di narrazione comunitaria e di incontro?

– Sappiamo essere una comunità inclusiva, aperta alla comunione ecclesiale ed intraecclesiale?

– I nostri gruppi conoscono il territorio della parrocchia? Sono capaci di fare rete con gli altri attori sociali del territorio, di sviluppare dialogo e cooperazione con le istituzioni pubbliche per promuovere la riqualificazione degli spazi della vita pubblica?

– Sappiamo riconoscere e incontrare le nuove povertà, favorire occasioni di promozione dell’uomo?

– Come parla alla nostra vita la vita della città? Quali provocazioni ci offre? Quali le urgenze che pone alla nostra attenzione e al nostro impegno?

II. LE RADICI E LE METE

Interiorità e spiritualità

L’uomo è come un viandante che, attraversando i deserti della vita, ha sete di un’acqua viva, zampillante e fresca, capace di dissetare in profondità il suo desiderio profondo di luce, di amore, di bellezza e di pace. Tutti sentiamo questo desiderio! E Gesù ci dona quest’acqua viva: essa è lo Spirito Santo, che procede dal Padre e che Gesù riversa nei nostri cuori. (Papa Francesco, Udienza generale, 8 maggio 2013)

La cura dell’interiorità è essenziale in ogni stagione della vita. Alimentare la nostra vita spirituale, per riuscire a coniugare tutte le dimensioni della persona, spalanca il nostro sguardo attento e amorevole sul mondo. Saper guardare dentro di noi è indispensabile per rispondere alle domande più profonde, ci spinge alla ricerca, illumina la lettura e la comprensione di ciò che accade intorno a noi, aiuta a compiere scelte coraggiose nella vita di ogni giorno, a rispondere pienamente e con gioia alla nostra vocazione.

La partecipazione all’Eucarestia, l’ascolto della Parola accolta e meditata, la preghiera, l’esperienza del silenzio e della contemplazione, prendono forma in ciascuno attraverso gesti di amore, sobrietà e gioia riconoscibili da quanti ci vivono accanto.

Nella vita, c’è bisogno di persone che testimonino la bellezza di un rapporto intimo con il Signore, che narrino la pienezza della vita quotidiana vissuta alla sua presenza. In Associazione, è necessario quindi continuare a promuovere la ricerca di un accompagnamento spirituale e favorire la partecipazione all’Eucaristia quotidiana, agli esercizi spirituali e a altre esperienze di preghiera.

Occorre che tutta l’Associazione rafforzi l’impegno, soprattutto in questo tempo così complesso, affinché il cammino spirituale sia coltivato a partire dai più piccoli, educandoli a stupirsi, a scoprire e a vivere, a loro misura, l’incontro con il Signore della vita e maturare scelte autentiche di sequela.

I giovani e gli adulti, attraverso l’esperienza del discernimento personale e comunitarioe mediante una regola di vita spirituale, sono chiamati a vivere e a riscoprire ogni giorno la bellezza e la novità dell’incontro con il Signore.

In particolare, gli educatori e i responsabili, ai quali, insieme agli assistenti, è affidatol’accompagnamento spirituale e umano dei soci, sono chiamati ad una lettura sapienziale e profetica della loro vita e della loro storia, alla luce della responsabilità educativa e associativa, che implica una coerenza di vita e un costante confronto con la Parola.

– Come accompagnare sempre più i bambini e i ragazzi a scoprire che la fede è un dono da accogliere, scegliere e vivere ogni giorno? Come far nascere in loro la gioia dell’incontro con il Signore?

– Come favorire la scoperta della vita interiore e sostenere il cammino spirituale dei più giovani in questo tempo?

– Come aiutare gli adulti a riavvicinarsi a esperienze forti, come ad esempio gli esercizi spirituali?

– Quali modalità adottare su questo piano per valorizzare i luoghi e gli strumenti tipici dell’Associazione?

– Come rafforzare l’esperienza dell’accompagnamento spirituale?

– Come gli assistenti diocesani e parrocchiali sostengono il percorso di discernimento personale e comunitario delle nostre realtà associative?

Il locale e l’universale

Solo lo Spirito può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità. Anche qui, quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione.(Papa Francesco, Omelia alla Messa di Pentecoste, Incontro con i Movimenti e le Associazioni, 19 maggio 2013)

Il Magistero del Concilio Vaticano II ci insegna che “in virtù di questa cattolicità, le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescono per uno scambio mutuo universale e per uno sforzo comune verso la pienezza nell’unità”. Il rapporto tra Chiesa locale e Chiesa universale esprime il mistero della Chiesa in una tensione spirituale ed ecclesiale che le pone in una relazione vitale e che consente al credente di vivere in pienezza le due dimensioni. Infatti, nella Chiesa particolare, in ciascuna  Chiesa locale, là dove si incarna e si incultura il Vangelo, vive tutta la Chiesa universale; nella Chiesa universale Pietro presiede alla comunione nella carità con tutte le Chiese particolari e “insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non pregiudichi l’unità, ma piuttosto la serva”  (LG, 13).

L’AC partecipa a questo mistero, vive questa tensione, ponendosi a servizio della Chiesa locale, riunita intorno al proprio vescovo, successore degli apostoli. Il luogo privilegiato della vita associativa è il livello diocesano e la sua articolazione in parrocchie: tutti gli altri livelli della vita associativa sono a servizio del livello diocesano. Questa è una scelta non dettata da ragioni organizzative, bensì è segno della partecipazione dell’AC alla vita della Chiesa locale e della Chiesa universale.

Come Associazione, vogliamo crescere nella consapevolezza che viviamo la Chiesa universale nella Chiesa locale e la Chiesa locale nella Chiesa universale.  Questa prospettiva costituisce una dimensione fondamentale della proposta formativa ordinaria: da un lato, ci consente di cogliere la Chiesa come comunione missionaria, in cui, come battezzati e come associazione, siamo chiamati a testimoniare la fraternità universale e ad annunciare la salvezza in Cristo Gesù, aperti al dialogo ecumenico, interreligioso; dall’altro lato, ci rende cittadini del mondo, profondamente radicati nel nostro territorio, capaci di cogliere limiti e sfide della globalizzazione, in cammino con i più poveri.

L’Azione Cattolica Italiana è chiamata, nel percorso assembleare, a compiere un ulteriore passo avanti sulla via della cattolicità: “tutti gli uomini sono chiamati a questa cattolica unità del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale” (LG, 13).

Ci è chiesto un impegno ecclesiale, culturale e politico nel senso più ampio della laicità e della corresponsabilità. Il mondo non è altrove e neanche alcune drammatiche vicende che ci sembrano lontane in realtà lo sono. Anche i flussi migratori e il conseguente rimescolamento delle società sono una realtà di fatto che ci interpella in modo vitale per far nascere dalle differenze legami di vita buona. Il nostro essere Chiesa “cattolica” si esplicita anche in questa prospettiva.

    • Come si concretizza oggi il nostro essere membra vive della Chiesa locale e della Chiesa universale?
    • Il nostro impegno educativo è al servizio di una formazione cattolica, universale?
  • Se ci sentiamo cittadini del mondo globale, quali sono le conseguenze nella realtà quotidiana?

Evangelizzazione e Iniziazione cristiana

Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno; quando tu vai, c’è odore di umidità, ci sono tante cose che non vanno. Una Chiesa chiusa è la stessa cosa: è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: “Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!” (Papa Francesco, Veglia di Pentecoste, Incontro con i Movimenti e le Associazioni, 18 maggio 2013)

L’Associazione sceglie oggi di andare incontro e di accogliere tutti i ragazzi, i giovani e gli adulti che desiderano conoscere Gesù Cristo e sperimentare la bellezza di amarlo e annunciarlo, accompagnandoli nel cammino di scoperta e riscoperta della propria fede.

Evangelizzazione è, infatti, farci nuovi con Cristo nella consapevolezza che seguire il Signore Gesù e imparare a compiere scelte significative costituisce il senso stesso del nostro essere laici impegnati a vivere la fede e amare la vita.

L’Associazione, dunque, si impegna a camminare insieme a tutta la Chiesa, facendo proprie le sollecitudini che questo tempo suscita, mettendosi a servizio delle comunità parrocchiali, offrendo la propria esperienza.

Accogliere, uscire e accompagnare diventano la declinazione naturale del nostro essere evangelizzatori.

Accogliere, perché Dio stesso è apertura e accoglienza, che non è solo quella di chi è diverso o lontano da noi, ma anche di chi ci è accanto, di chi è più simile a noi, con il quale sempre più spesso abbiamo difficoltà a convivere.

Uscire fuori da se stessi per andare alle periferie dell’esistenza, fuori dalle proprie logiche, dalle solite idee, dalle comode parole (anche nell’ambito della comunicazione e delle diverse modalità con cui si esplica), per andare incontro all’altro senza schemi, senza preconcetti, per amarlo per quello che è, come irripetibile dono di Dio alla nostra vita.

Accompagnare, perché rimanda alla dimensione della gratuità: chi sceglie, infatti, di accompagnare qualcuno lo fa perché vuole il suo bene, per assicurarsi che compia un percorso, per aiutarlo a raggiungere una meta o raggiungerla insieme.

In particolare, l’Azione Cattolica sente forte il desiderio di continuare a dare il suo contributo alla riflessione sull’Iniziazione cristiana, che deve essere sempre più un cammino di cui si prende cura tutta l’Associazione diocesana e parrocchiale, un cammino che avviene nella comunità e con la comunità, insieme alla famiglia, prima responsabile dell’annuncio di Gesù ai bambini e ai ragazzi.

Diventa, così, importante prendere consapevolezza che i nostri cammini formativi e la proposta che l’AC fa ai suoi aderenti sono un percorso autentico di Iniziazione cristiana, che media i catechismi della CEI, offrendo così un cammino possibile per diventare cristiani.

La grande opportunità che la nostra Associazione rappresenta, infatti, risiede proprio negli itinerari formativi, frutto non solo di un attento studio, di una profetica progettualità, di una sapiente mediazione della Parola e del Magistero, ma anche di tanta esperienza provata sul campo, che spinge sempre a rinnovarli a partire dalla prassi, cioè dalla vita di tanti ragazzi e educatori che sperimentano vie antiche e nuove di annuncio del Vangelo.

La ricchezza che questi itinerari possiedono deve essere sempre più valorizzata nella vita associativa ordinaria, avendo come centro l’Annuncio che è proprio del nostro essere Chiesa, ricordandoci che rivelare Gesù Cristo e il suo Vangelo è l’impegno fondante la Chiesa, ricevuto come mandato da Gesù Cristo.

Infine, in collaborazione con l’Ufficio Catechistico Nazionale, l’Associazione desidera continuare a dedicare un’attenzione particolare alla proposta formativa, organica e strutturata, per i bambini dai 0 ai 6 anni presenti nelle nostre comunità cristiane e considerati anche loro come soggetti protagonisti della vita della Chiesa. Siamo promotori di un cammino che tiene conto delle loro potenzialità, che mette a frutto le loro qualità, i loro doni, aiutandoli a fare sentire la propria voce, capace di annunciare a loro misura il Vangelo e di raccontare la bellezza dell’incontro con Gesù, vero amico.

– L’Associazione è consapevole che il percorso formativo, in particolare dei bambini e dei ragazzi, è un autentico cammino di Iniziazione Cristiana?  Come viene vissuto nelle nostre comunità?

– Qual è il rapporto che lega l’Azione Cattolica all’Ufficio Catechistico all’interno della vita della Chiesa locale?

– Le nostre proposte formative sono accoglienti? Le persone che oggi vorrebbero ricominciare a credere possono trovare spazio nei nostri gruppi o nelle nostre parrocchie?

– Le nostre Chiese locali e le nostre Associazioni sono in grado di leggere i nuovi scenari del tempo presente  per tradurre la speranza del Vangelo in esperienze concrete?

– Quali attenzioni dedicano le nostre associazioni ai preadolescenti e agli adolescenti? Come vengono accompagnati nel loro percorso di crescita personale e di fede?

– I nostri cammini formativi sono un’autentica proposta di evangelizzazione per ragazzi, giovani e adulti? Quali sono gli aspetti da migliorare?

III. LE SCELTE E I PERCORSI

Adesione e vita associativa

Se vivete l’appartenenza all’Azione Cattolica con forza, dovete vivere in questa tensione, una tensione tra l’interiorità dell’incontro con Gesù che spinge verso l’esterno e mette tutto in questione, tra un andare e un tornare continuo (Cardinal Bergoglio all’AC Argentina, 2011)

Il percorso assembleare rappresenta un’occasione propizia per rilanciare l’importanza e il significato dell’essere corresponsabili dell’Associazione. L’esperienza in Azione Cattolica è per tanti un elemento fondamentale del proprio cammino di fede e della propria formazione religiosa ed umana, un dono da condividere e da offrire alle persone che incrociano il nostro cammino. L’adesione all’AC è anche la possibilità di custodire e garantire per il futuro una presenza ecclesiale significativa. Per questo, ogni aderente e ogni responsabile è chiamato costantemente a curare con passione la proposta associativa, che va presentata come scelta bella e significativa per la vita delle persone. L’adesione o il suo rinnovo sono affidati alla cura di ogni responsabile e in particolare del presidente e del consiglio parrocchiale. Ogni associazione è chiamata a fare una lettura ragionata dei dati dell’adesione per comprenderne le dinamiche e le motivazioni, soprattutto nei momenti di passaggio tra le articolazioni e i settori. Una proposta associativa seria e bella non può che prendere le mosse, da una parte, dalla costruzione di legami personali da promuovere e custodire, dall’altra, dalla cura di una vita associativa ricca, significativa, capace di essere segno di speranza per la comunità cristiana e il territorio in cui l’Associazione vive. Una proposta associativa seria e bella è sempre aperta alla novità della vita, capace di interpellare persone nuove, di provocare le loro scelte, di favorire una piena partecipazione alla vita della comunità civile e della comunità ecclesiale, tale da mostrare quel senso vivo della passione per gli altri che proviene dall’incontro con il Signore Gesù.

L’AC, se da un lato sceglie di radicarsi in un territorio, dall’altro fa proprio il respiro universale della Chiesa. Il Forum Internazionale di AC è un organismo che collega le tante associazioni di Azione Cattolica del mondo ed è uno strumento prezioso per crescere nella dimensione della cattolicità. Conoscere e partecipare alle iniziative del FIAC, promuovere gemellaggi e varie forme di collegamento internazionale, arricchisce e rafforza la vita associativa ordinaria e inserisce l’AC nella dimensione missionaria della Chiesa locale. Questo è uno spazio indispensabile per esprimere concretamente la corresponsabilità anche nella Chiesa universale.

L’Azione Cattolica Italiana è uno dei membri fondatori e sostenitori del FIAC, che ospita nella sua sede nazionale, partecipando attivamente alla sua vita. Ci auguriamo che tutte le associazioni diocesane possano assumere sempre più questo impegno, promuovendo scambi, curando la promozione dell’AC in paesi dove ancora non c’è, rendendosi disponibili all’accoglienza di responsabili di altri paesi, con un coinvolgimento soprattutto dei giovani. Una via privilegiata di scambio possono essere i sacerdoti Fidei donum e i laici in servizio di missione in Chiese locali di altri paesi o da Chiese locali di altri paesi nelle nostre diocesi.

Tutti insieme abbiamo a cuore la Terra Santa, là dove sono le radici della nostra fede, che si è diffusa da Gerusalemme fino ai confini del mondo.

– Quali occasioni ci diamo per confrontarci e ridirci il senso e le modalità del promuovere l’adesione dove l’Associazione esiste già e dove potrebbe nascere?

– In che modo possiamo stabilire legami più costanti e strutturati con le numerose persone che vivono l’esperienza associativa senza però aderire, come, ad esempio, i “simpatizzanti” che partecipano ad alcune iniziative? Come coinvolgerli maggiormente nei nostri percorsi per aiutarli a vivere il senso dell’appartenenza associativa?

– Come il gruppo, mediante la propria esperienza di vita bella associativa, riesce a motivare la scelta dell’adesione?

– Quanto una più viva capacità progettuale, spesa anche a partire da concrete situazioni del territorio, può favorire contemporaneamente una più forte capacità di testimonianza e una migliore conoscenza della bellezza della proposta associativa?

– Consapevoli che, a volte, l’aspetto economico, quello organizzativo e il modo in cui si struttura la vita associativa possono essere d’ostacolo all’adesione, quali scelte possiamo adottare per aiutare le persone a maturare il senso di una forte e fedele appartenenza all’AC?

– Conosciamo il FIAC? In che misura sosteniamo e partecipiamo alle iniziative del FIAC?

– Quali proposte ed esperienze missionarie o internazionali sono presenti o possibili nelle nostre comunità parrocchiali e diocesane?

Cura degli educatori e dei responsabili

Illuminati dalla fede nel nostro Maestro e incoraggiati dal suo esempio, noi abbiamo invece buone ragioni per ritenere di essere alle soglie di un tempo opportuno per nuovi inizi. Occorre, però, ravvivare il coraggio, anzi la passione per l’educare. È necessario formare gli educatori, motivandoli a livello personale e sociale, e riscoprire il significato e le condizioni dell’impegno educativo. (Educare alla vita buona del Vangelo, 30)

L’Azione Cattolica da sempre dedica una parte essenziale della proposta formativa alla cura degli educatori e dei responsabili, che rappresentano il patrimonio più bello che l’Associazione offre alla comunità ecclesiale e civile oggi.

È importante che l’Associazione nella sua interezza, mediante tutti i suoi organismi, a livello parrocchiale e diocesano, e specifici momenti di discernimento comunitario, sia coinvolta nell’individuazione e nella scelta dei nuovi educatori e responsabili.

Questi vanno accompagnati, accolti e rassicurati nei momenti di difficoltà personale e comunitaria, in modo tale che possano assaporare la profondità della scelta del servizio non come un impegno tra i tanti, ma come un’esperienza che coinvolge in maniera forte la propria vita, a servizio della crescita dei fratelli. È importante pensare unaccompagnamento degli educatori a livello personale, in cui ciascuno si senta sostenuto nel cammino e venga aiutato a cogliere la bellezza del donare il proprio tempo per la cura delle persone a lui affidate. Spesso si ha la tendenza a svolgere questo servizio in modo parziale e con poca consapevolezza, anziché considerarlo una risposta a una specifica vocazione laicale da vivere con gratuità e con stile sobrio e attento.

Il responsabile/educatore, anche quando gli è affidato un piccolo gruppo, ha a cuore il bene di tutta l’Associazione e durante il suo mandato si prende cura di tutta la vita associativa, garantendone la qualità. La buona vita associativa, infatti, costituisce di per sé la prima condizione e la forma di un buon servizio educativo. Educare non è opera dei singoli, ma è invece essenzialmente l’azione dell’intera comunità, a partire dal pieno coinvolgimento delle famiglie che ne sono parte.

– Il Consiglio parrocchiale e il Consiglio diocesano accompagnano e sostengono gli educatori e i responsabili nel loro servizio?

– Il discernimento comunitario è per noi strumento d’individuazione dei nuovi responsabili ed educatori?

– In che modo l’Associazione promuove, stimola e accompagna le vocazioni al servizio educativo?

– Gli educatori dell’Azione Cattolica svolgono con consapevolezza un servizio responsabile?

La realtà ecclesiale che cambia

Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita (Intervista al Card. Bergoglio, 2007)

In conseguenza di tutte le trasformazioni del nostro tempo, anche la comunità ecclesiale è in una fase di profondo mutamento, che non deve scoraggiare, ma che va anzi interpretata come una grande opportunità per la Chiesa di accogliere le sfide del mondo e di parlare ancora al cuore degli uomini. I ritmi del cambiamento sono molto veloci e attraversano significativamente ogni comunità, ogni cultura e le relazioni tra le persone. Molteplici possono essere gli esempi in tale direzione.

Vogliamo impegnarci perché la fede e le appartenenze non siano motivi di rottura, ma di speranza, e ricchezze da condividere. In particolare, la presenza dei migranti nei nostri territori ci sollecita a una più profonda conoscenza reciproca, a un atteggiamento di prossimità, favorendo con quelli di fede cattolica il coinvolgimento nella vita della comunità ecclesiale e dell’Associazione.

Un altro cambiamento di portata significativa riguarda la riconfigurazione degli assetti territoriali, organizzativi e pastorali delle diocesi. In questo cammino ecclesiale, l’Azione Cattolica deve sapersi inserire positivamente, con un dono di vitalità e un contributo di lettura sapienziale della storia. Siamo chiamati a custodire ciò che ci rende Associazione e a impegnarci per essere sempre più soggetti attivi e protagonisti nel cambiamento della vita delle comunità, operando sempre in maniera sinergica e organica.

Non va dimenticato, poi, che il cambiamento investe anche i presbiteri. Camminare insieme tra laici e sacerdoti è la cifra di una pastorale di vera comunione, che, per quanto talvolta faticosa da costruire, sia capace di armonizzare reciprocamente i propri passi per il bene della comunità.

– Come ci impegniamo ad accogliere e interpretare i molteplici cambiamenti che investono la nostra Chiesa locale?

– In che modo l’AC può essere luogo di valorizzazione della presenza dei migranti nei nostri territori?

– Come l’Azione Cattolica può abitare in maniera vitale i processi di riorganizzazione in atto non subendoli, ma trasformandoli in opportunità di crescita per tutta la comunità?

– Quali sono gli stili positivi acquisiti negli ambiti dei rapporti con i presbiteri, della formazione dei sacerdoti, della collaborazione nei Consigli pastorali e nella Consulta delle Aggregazioni laicali con le altre Associazioni?

Stili di vita, politica e bene comune

Ma c’è un problema che non fa bene ai cristiani: lo spirito del mondo, lo spirito mondano, la mondanità spirituale. Questo ci porta ad una sufficienza, a vivere lo spirito del mondo e non quello di Gesù. (…) Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera. (Papa Francesco, Veglia di Pentecoste, Incontro con i Movimenti e le Associazioni, 18 maggio 2013)

Riaffermare il valore dell’impegno laicale significa anche confrontarsi con il volto concreto delle persone e abitare quelle prassi partecipative che rendono viva la democrazia nella quotidianità. L’attenzione alla città non va intesa come una forma di ripiegamento lontana dalla macropolitica, ma piuttosto come stile che educa all’ascolto e alla partecipazione, aprendo a dimensioni sempre più grandi. Occorre essere, anche come Associazione, spazio entro cui coltivare l’interesse per il bene comune, visto non come la somma degli interessi individuali, ma come ciò che accomuna gli uomini di fronte alle sfide dell’oggi; riconsiderare il valore etico dei piccoli gesti quotidiani, accompagnando le persone verso orizzonti di responsabilità economica e sociale e acquisendo stili di vita compatibili con la tutela dell’ambiente e orientati alla custodia del creato; restituire spessore alle nostre esperienze, profondità alle cose che facciamo, prospettiva ai nostri progetti, responsabilità al nostro impegno, con quella logica della gratuità, di cui il Vangelo è fondamento che restituisce dignità alle relazioni con le cose e con gli altri.

Non bisogna temere di sbilanciarsi verso l’esterno per contribuire a un nuovo progetto per la società civile. La comunità cristiana è luogo profetico che interroga le istituzioni, perché i cristiani si lascino interrogare a loro volta dalla storia e dal vissuto delle persone, confrontandosi in modo trasparente e propositivo con i diversi interlocutori istituzionali, affinché si prendano a cuore, sempre e dovunque, la promozione dell’uomo in tutte le sue dimensioni, spirituali e materiali. La Dottrina sociale della Chiesa resta parola morta, se non si traduce in prassi pastorale tangibile e in esperienza culturale sperimentabile.

Come è avvenuto per tante figure esemplari di credenti di AC, oggi ci è chiesto di spendere in chiave missionaria le competenze educative e culturali che possediamo, contribuendo attivamente all’edificazione di una società più a misura d’uomo. Occorre testimoniare pubblicamente uno stile di vita personale coerente con il Vangelo ogni giorno, nelle strade delle nostre città. L’impegno religioso va inteso come scelta di frontiera di un laicato orientato a una cittadinanza cristianamente ispirata e laicamente declinata.

– Coltiviamo uno stile di vita personale sobrio e rispettoso del creato, in piena coerenza con il Vangelo?

– Siamo capaci di essere, da laici di AC, luogo profetico che interroga le istituzioni, sollecitati a nostra volta dal vissuto delle persone e, in particolare, dagli ultimi?

– Cosa facciamo per alimentare la necessaria sensibilità verso la partecipazione civile, l’esercizio della democrazia e quella particolare forma di carità rappresentata dall’impegno politico? Cosa facciamo per alimentare riflessione ed esperienze di coniugazione di etica ed economia?

IV. PER UNA VISIONE INTEGRALE DELL’UOMO APERTO AL TRASCENDENTE

Oggi è necessario chiedersi in che modo l’Associazione possa contribuire, attraverso le proposte formative, i propri cammini e le proprie attività, a far crescere la consapevolezza della centralità della persona e porsi a servizio di un umanesimo integrale aperto al trascendente. Il rapporto tra antropologia ed etica pone oggi questioni relative alla difesa della vita in tutte le sue fasi, ai comportamenti e agli stili di vita da assumere per aderire pienamente alle istanze del Vangelo, non dimenticando che l’esistenza di una mentalità segnata da diffuse dimensioni di corruzione e da modi di vivere distorti è molto più forte di quanto non possa apparire e si annida in ambienti insospettabili, spesso non permettendo al Paese di crescere.

D’altro canto, già la forma associativa rappresenta un vero e proprio stile di vita. Non a caso, il Concilio Vaticano II, nel parlare dell’Azione Cattolica, ha insistito fondamentalmente sull’idea che un’associazione, e quindi una forma di testimonianza comunitaria, è oggi ancora più importante della testimonianza personale.

È essenziale, inoltre, una seria verifica su come la responsabilità personale si leghi alla corresponsabilità e come la legittima testimonianza delle proprie scelte si integri con quella di altre opzioni, e dunque con una responsabilità condivisa, così da concorrere tutti alla costruzione della vita del Paese.

Nell’attuale stagione politica, è essenziale che i credenti acquistino una maggiore capacità di individuare soluzioni condivise, laddove sembra che la presenza dei cattolici sia stata segnata da molteplici contraddizioni. Per ovviare a questo limite, è fondamentale iniziare a operare insieme nella vita della Chiesa. Se infatti non si fa esperienza di comunione a livello ecclesiale, i tentativi realizzati in ambito esterno finiscono per risultare artificiosi.

Potremmo anche così essere “persone nuove in Cristo Gesù”, testimoniando pienamente la santità nel quotidiano, aprendoci alla vita in ogni sua dimensione, ripartendo dai poveri per un futuro migliore.

– Come l’Associazione può aiutare, attraverso le proprie proposte formative, i propri cammini e le proprie attività, a far crescere la consapevolezza della centralità della persona oggi e della necessità di avere a cuore la vita in tutti i suoi momenti?

– Come contribuire concretamente allo “sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini” (Caritas in Veritate, 8)?

– Quale ricerca e impegno teologico e culturale promuoviamo in Associazione?

 

Indice

 

  1. Corresponsabili della gioia

Per parlare alla vita             Famiglia

Parrocchia

Città

  1. Le radici e le meta                                                                             Interiorità e spiritualità

Il locale e l’universale

Evangelizzazione e Iniziazione cristiana

  1. Le scelte e i percorsi

Adesione e vita associativa

Cura degli educatori e dei responsabili

La realtà ecclesiale che cambia

Stili di vita, politica e bene comune

 

IV.  Per una visione integrale dell’uomo aperto al trascendente

 

Fonte: http://www2.azionecattolica.it/xv-assemblea

 

Allegati:

Bozza Documento Programmatico Def.

Lettera Documento programmatico