Persone nuove in Cristo Gesù!

17 Febbraio 2014

“PERSONE NUOVE IN CRISTO GESÙ”
Corresponsabili della gioia di vivere
DOCUMENTO ASSEMBLEARE
XV ASSEMBLEA DIOCESANA 
DI AZIONE CATTOLICA SAN SEVERO,
15-16 FEBBRAIO 2014
 

 

Il Documento, frutto dell’impegno del Consiglio Diocesano uscente e approvato dalla XV Assemblea Diocesana guiderà il cammino del prossimo Consiglio Diocesano, dei nuovi Consigli Parrocchiali, di tutta l’AC Diocesana.
Rappresenta il legame tra il presente e il futuro, segna il cammino di continuità che caratterizza la nostra Associazione, perché persone nuove e nuove responsabilità non mutino gli obiettivi fondamentali del nostro stare insieme. Siamo laici associati, corresponsabili della missione evangelizzatrice della Chiesa. Ci sentiamo interpellati dalla vita delle persone, a cui vogliamo innanzitutto offrire la testimonianza della speranza e della gioia che nascono dall’incontro con Cristo, della bellezza di costruire legami autentici, dell’importanza di sentirci responsabili della crescita umana, spirituale, culturale e di fede di ciascuno, a servizio della Chiesa locale e nella consapevolezza di essere parte della Chiesa universale. In questo tempo, in cui siamo chiamati a pensare il cammino del nuovo triennio, desideriamo approfondire gli ambiti di impegno che ci sono stati indicati dal Consiglio Nazionale che sono:
1 Corresponsabili della gioia
2 Le radici e le mete
3 Le scelte e i percorsi

 

I.CORRESPONSABILI DELLA GIOIA

“Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Però riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure.
Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto.”

Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco

Siamo interpellati su come possiamo cogliere, noi per primi ed aiutare gli adulti, i giovani e i ragazzi a vivere la bellezza di una fede che da forma alla vita, che diventa stile di vita; cogliendo, come dice Papa Francesco, l’essenziale, quello che veramente conta: l’Amore e la fedeltà a Gesù. I luoghi della vita di ogni giorno: la famiglia, il lavoro, la scuola, la politica, la cultura, la parrocchia sono i primi luoghi in cui siamo chiamati a sviluppare il dono della corresponsabilità che si trasforma in senso di fraternità, di unità, di impegno a superare ciò che divide, di vicinanza e condivisione.
In un mondo in cui l’individualismo tende a sovrastare ogni comportamento, isolando, creando indifferenza, disattenzione all’altro, relazioni false o virtuali, contrasto con chi è diverso da me, competizione per il bisogno di affermazione, è in questo tempo e in questi luoghi che dobbiamo attivare percorsi diversi e dare risalto e concretezza all’essere figli dello stesso Padre.
Essere corresponsabili vuol dire fare e testimoniare la comunione, non solo nella comunità cristiana ma diventare persone nuove, persone di pace e di unità, capaci di intessere legami di vita buona, di relazioni buone e di solidarietà. Capaci di vedere la diversità come una ricchezza, scoprendo ciò che ci unisce senza rinunciare o mortificare le differenze.
L’Azione Cattolica in un contesto in cui si sviluppano forme alternative di convivenza deve proporre e testimoniare la bellezza della famiglia, fondata sul sacramento del matrimonio,  cementata dalla relazione autentica con il Signore, aperta alla vita, ai fratelli e alla comunità in cui può nascere una rete tra famiglie per affrontare insieme bisogni e fragilità del nostro tempo, ma anche far riscoprire la bellezza delle relazioni e la gratuità del quotidiano, della prossimità e dell’accompagnamento per le diverse vocazioni, del dialogo tra generazioni, dell’educazione all’amore e alla misericordia.
La parrocchia deve divenire Chiesa che vive tra le case, casa tra le case, come disse Giovanni Paolo II “La Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”. L’ AC deve essere capace di concretizzare le indicazioni pastorali del Magistero per creare comunità ricche di forza missionaria, aperte al territorio, alle sue necessità, alle sue domande, in cui ciascuno possa sentirsi a casa sua, riconosciuto e rispettato per le sue diversità e capacità.
Abitare la città significa soprattutto partecipare attivamente e con responsabilità perché venga promosso il bene comune, rispettata la dignità di ogni persona e favorita la promozione umana.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Continuare a promuovere ad ogni livello, uno stile associativo improntato al dialogo e alla reciprocità con tutti, sacerdoti e laici, per tessere legami di vita buona in ciascun ambito, da quello ecclesiale a quello socio-politico;
  • Conoscere il proprio territorio, le realtà presenti e le criticità;
  • Coltivare il senso di responsabilità per la formazione delle famiglie perché si radichi e si sviluppi profondamente l’educazione al rispetto dell’altro: del bambino, dell’anziano, della donna, del diverso da noi;
  • Valorizzare l’Area Famiglia e Vita, anche attraverso i contributi e i progetti messi a disposizione dal Centro Nazionale, come il Progetto Nazareth;
  • Favorire il protagonismo delle famiglie di ACR, dei giovani-adulti e delle coppie, adeguando tempi e spazi alle loro esigenze;
  • Creare legami buoni e relazioni positive, basate sulla conoscenza, tra i membri dello stesso settore e tra generazioni con lo stile dell’accompagnamento e della prossimità, per favorire la nascita e lo sviluppo delle vocazioni educative;
  • Stringere relazioni nella comunità ecclesiale, con gli altri gruppi o movimenti presenti in parrocchia o in diocesi, nel rispetto delle proprie diversità, senza perdere mai la propria identità associativa;
  • Intensificare la collaborazione con la Pastorale Familiare;
  • Suscitare occasioni di incontro con le istituzioni e non temere il confronto con le realtà esterne alla comunità;
  • Sentirsi parte attiva e sviluppare il senso di corresponsabilità nella vita della nostra città promuovendo la partecipazione e l’interesse per l’ambiente, il territorio e chi lo abita.

II. LE RADICI E LE METE

Interiorità e spiritualità
“Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta.
Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore».”

Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco

La cura dell’interiorità è essenziale in ogni stagione della vita. La partecipazione all’Eucarestia, l’ascolto della Parola, la Preghiera, l’esperienza del silenzio e della contemplazione, prendono forma in ciascuno attraverso gesti di amore, sobrietà e gioia riconoscibili da quanti ci vivono accanto.
Nella vita, c’è bisogno di persone che testimonino la bellezza di un rapporto intimo con il Signore, occorre che tutta l’Associazione rafforzi l’impegno, soprattutto in questo tempo così complesso, affinché il cammino spirituale sia coltivato a partire dai più piccoli, educandoli a stupirsi, a scoprire e a vivere, a loro misura, l’incontro con il Signore della vita e maturare scelte autentiche di sequela.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Proporre l’esperienza associativa come un cammino di fede, per scoprire, gustare e vivere un rapporto intimo con Dio, tipico di chi sceglie di seguire il Signore;
  • Vivere esperienze di discernimento personale e comunitario per giovani e adulti, utilizzando anche la ricchezza della regola di vita spirituale, per vivere e assaporare la bellezza dell’incontro con Dio;
  • Valorizzare il ruolo specifico degli assistenti diocesani e parrocchiali, nelle tipiche forme del ministero sacerdotale destinate alla cura individuale della spiritualità di ciascun socio;
  • Accompagnare spiritualmente e umanamente responsabili ed educatori, affinché riescano a coinvolgere i propri assistenti nelle celebrazioni e nei momenti di spiritualità;
  • Accompagnare costantemente i presidenti e essere promotori della nascita di un rapporto fraterno tra assistenti diocesani e assistenti parrocchiali;
  • Offrire strumenti e proporre modalità adatte, affinchè le associazioni parrocchiali siano in grado di preparare con sapienza momenti di spiritualità a misura delle diverse età dei soci;
  • Realizzare con bambini e ragazzi momenti ed esperienze che li aiutino a scoprire il dono della fede, e a viverlo con la gioia vera, che solo l’incontro con Gesù dona;
  • Continuare a collaborare con le Pastorali e le altre associazioni e/o movimenti nel programmare e preparare momenti di spiritualità;
  • Vivere una pastorale di vera comunione, camminando insieme, laici e sacerdoti, per il bene della comunità tutta.

Il locale e l’universale

Il luogo privilegiato della vita associativa è il livello diocesano e la sua articolazione in parrocchie: tutti gli altri livelli della vita associativa sono a servizio del livello diocesano. Questa è una scelta non dettata da ragioni organizzative, bensì è segno della partecipazione dell’AC alla vita della Chiesa locale e della Chiesa universale.
Come Associazione, vogliamo crescere nella consapevolezza che viviamo la Chiesa universale nella Chiesa locale e la Chiesa locale nella Chiesa universale.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Creare e rafforzare legami di comunione e condivisione tra le articolazioni parrocchiali e l’associazione diocesana;
  • Vivere la corresponsabilità attraverso la partecipazione attiva e propositiva alla vita associativa diocesana, dove i responsabili eletti devono vivere rapporti reciproci nel Consiglio e nella Presidenza diocesana, per essere fonte di mediazione tra il livello diocesano e quello parrocchiale;
  • Vivere pienamente i momenti di formazione diocesana, sia unitari che per settori, come occasioni di scambio e di confronto, attraverso le quali l’Associazione può crescere e offrire sempre più il suo contributo alle comunità e agli aderenti;

Evangelizzazione e Iniziazione Cristiana

Evangelizzazione è farci nuovi con Cristo nella consapevolezza che seguire il Signore Gesù e imparare a compiere scelte significative costituisce il senso stesso del nostro essere laici impegnati a vivere la fede e amare la vita.
L’Associazione, dunque, si impegna a camminare insieme a tutta la Chiesa: accogliere, uscire e accompagnare diventano la declinazione naturale del nostro essere evangelizzatori.
Accogliere, perché Dio stesso è apertura e accoglienza; Uscire fuori da se stessi per andare alle periferie dell’esistenza e incontro all’altro senza schemi, senza preconcetti, per amarlo per quello che è, come irripetibile dono di Dio alla nostra vita; Accompagnare, perché rimanda alla dimensione della gratuità: chi sceglie, infatti, di accompagnare qualcuno lo fa perché vuole il suo bene, per assicurarsi che compia un percorso, per aiutarlo a raggiungere una meta o per raggiungerla insieme.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Valorizzare l’esperienza dell’ACR come cammino di Iniziazione Cristiana riconosciuta dalla CEI, senza mortificare l’unicità dell’ACR, quale esperienza associativa a misura di ragazzi che richiede la scelta di appartenere e aderire all’Azione Cattolica;
  • Utilizzare gli itinerari formativi, un’importante ricchezza per l’intera associazione, frutto non solo di un attento studio, ma anche di tanta esperienza provata sul campo, dalla vita di tanti ragazzi e educatori che sperimentano vie antiche e nuove di annuncio del Vangelo.

III. LE SCELTE E I PERCORSI

Adesione e vita associativa

“Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa.
Per questo, chi desidera vivere con dignità e pienezza non ha altra strada
che riconoscere l’altro e cercare il suo bene. Non dovrebbero meravigliarci allora alcune espressioni di san Paolo:
«L’amore del Cristo ci possiede» (2 Cor 5,14);
«Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16).”

Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco

L’esperienza in Azione Cattolica è un dono da condividere e da offrire alle persone che incrociamo sul nostro cammino. L’adesione o il suo rinnovo sono affidati alla cura di ogni responsabile e in particolare del presidente e del consiglio parrocchiale. Una proposta associativa seria e bella è tesa a favorire quel senso vivo della passione per gli altri che proviene dall’incontro con il Signore Gesù.
L’AC, se da un lato sceglie di radicarsi in un territorio, dall’altro fa proprio il respiro universale della Chiesa. Il Forum Internazionale di AC è un organismo che collega le tante associazioni di Azione Cattolica del mondo.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Continuare a promuovere, sia nelle realtà già consolidate sia nelle realtà nascenti, il nostro stile associativo, stile che richiede dialogo, condivisione e reciprocità con tutti;
  • Sollecitare i consigli parrocchiali a verificare l’andamento dell’Associazione degli ultimi anni attraverso un’analisi attenta delle adesioni, per evidenziare le problematicità in atto: età media alta per il settore adulti, scarsa presenza di giovani-adulti e coppie giovani, la cura dei passaggi, la mancanza di una forte identità associativa in molti aderenti, in particolare nei ragazzi, al fine di proporre strategie e modalità pastorali nuove;
  • Proseguire il lavoro di raccolta e riordino del materiale storico della nostra associazione diocesana, per creare un archivio ordinato, che rappresenti il nostro patrimonio associativo, ricchezza per tutti i soci e la Comunità diocesana;
  • Creare dei legami con le altre associazioni del mondo, gemellaggi, iniziative, per sentirci sempre più Chiesa Universale.

Cura degli educatori e dei responsabili

L’Azione Cattolica da sempre dedica una parte essenziale della proposta formativa alla cura degli educatori e dei responsabili, che rappresentano oggi, ilpatrimonio più bello che l’Associazione offre alla comunità ecclesiale e civile.
È importante che tutta l’Associazione sia coinvolta nel discernimento e nella scelta dei nuovi educatori e responsabili, che vanno accompagnati, accolti e rassicurati in modo tale da poter assaporare la profondità della scelta del servizio non come un impegno tra i tanti, ma come un’esperienza che coinvolge in maniera forte la propria vita.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Curare la formazione dei responsabili, e infondere la gioiosa consapevolezza di essere “responsabili di un pezzo di storia associativa”;
  • Intensificare la cura per la formazione dei responsabili associativi ed educativi, suscitando e sostenendo la scelta motivazionale forte sottesa all’appartenenza associativa;
  • Rinnovare la proposta del laboratorio diocesano della formazione, segno dell’attenzione e della cura dell’associazione e dei suoi soci;
  • Sposare totalmente la formazione diocesana come momento di formazione unitaria, per tutte le articolazioni parrocchiali, che deve essere vissuta appieno e nella sua totalità;
  • Aiutare il protagonismo dei ragazzi curando la proposta già fatta della nascita dell’EDR, Equipe Dei Ragazzi, attraverso la quale anche i più piccoli possono collaborare alla vita associativa diocesana.

Stili di vita, politica e bene comune

Occorre essere, anche, come Associazione, spazio dove coltivare l’interesse per il bene comune, accompagnando le persone verso orizzonti di responsabilità e partecipazione sociale, acquisendo stili di vita compatibili con la tutela dell’ambiente e orientati alla custodia del creato.
Non bisogna temere di sbilanciarsi verso l’esterno per contribuire a un nuovo progetto per la società civile, è necessario confrontarsi in modo trasparente e propositivo con i diversi interlocutori istituzionali, affinché si prendano a cuore, sempre e dovunque, la promozione dell’uomo in tutte le sue dimensioni, spirituali e materiali. La Dottrina sociale della Chiesa resta parola morta, se non si traduce in prassi pastorale tangibile e in esperienza culturale sperimentabile.

L’Assemblea dà mandato al prossimo Consiglio per:

  • Spendere le competenze educative e culturali che possediamo per contribuire all’edificazione di una società più a misura d’uomo.
  • Proporre cammini che ci aiutino a testimoniare pubblicamente uno stile di vita personale, coerente con il Vangelo ogni giorno, nelle strade delle nostre città.
  • Continuare a collaborare con altre associazioni e movimenti per la cura di momenti formativi finalizzati a sensibilizzare i cittadini, cristiani e non, su problematiche di interesse comune, legate alla quotidianità della vita stessa, sia in ambito locale che nazionale (Lotta al Femminicidio, Campagna “Uno di Noi”, Campagna contro le slot machine, ecc..).
  • Pensare e curare una formazione che sia aperta ai luoghi “esterni” alla parrocchia, con un attenzione particolare al mondo giovanile e alla scuola attraverso, ad esempio, la proposta del Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac);
  • Impegnarci perché la fede e l’appartenenza non siano motivi di rottura ma di speranza e ricchezza da condividere, in particolare per quanto riguarda la presenza dei migranti nel nostro territorio;
  • Curare una formazione specifica nell’ambito Socio-politico, che aiuti a formare una coscienza aperta al bene comune e che metta al centro la persona.
  • Incentivare e sollecitare la frequenza di scuole di formazione socio-politica.

Oggi è necessario chiedersi in che modo l’Associazione possa contribuire, attraverso le proposte formative, i propri cammini e le proprie attività, a far crescere la consapevolezza della centralità della persona e porsi a servizio di un umanesimo integrale aperto al trascendente. D’altro canto, già la forma associativa rappresenta un vero e proprio stile di vita. Non a caso, il Concilio Vaticano II, nel parlare dell’Azione Cattolica, ha insistito fondamentalmente sull’idea che un’associazione, e quindi una forma di testimonianza comunitaria, è oggi ancora più importante della testimonianza personale.
Nell’attuale stagione politica, è essenziale che i credenti acquistino una maggiore capacità di individuare soluzioni condivise, laddove sembra che la presenza dei cattolici sia stata segnata da molteplici contraddizioni. Per ovviare a questo limite, è fondamentale iniziare a operare insieme nella vita della Chiesa.
Potremmo anche così essere “persone nuove in Cristo Gesù”, testimoniando pienamente la santità nel quotidiano, aprendoci alla vita in ogni sua dimensione, ripartendo dai poveri per un futuro migliore.

Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno; quando tu vai, c’è odore di umidità, ci sono tante cose che non vanno. Una Chiesa chiusa è la stessa cosa: è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: “Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!”
(Papa Francesco, Veglia di Pentecoste, Incontro con i Movimenti e le Associazioni, 18 maggio 2013)

 

Allegati:

Documento Assembleare Diocesano