Un’esperienza chiamata “Tobia”

31 agosto 2015

Sono molti i ragazzi che, dopo le scuole superiori, decidono di fare l’esperienza di studente fuorisede, trasferendosi in un’altra città, nella migliore delle ipotesi con un conoscente od un amico, per seguire il corso universitario che più li aggrada;  e questa scelta la presi anche io, l’anno scorso, decidendo di iscrivermi a Giurisprudenza presso l’università di Bari.

Più che il trovarmi costretta ad arrangiarmi, imparando da sola a cucinare o a programmare una lavatrice, personalmente ho sentito traumatico il trovarmi sola in una città nuova, uscire e non trovare nessuno a cui rivolgere un saluto, non sapere che locali frequentare e che luoghi visitare.

Ma per fortuna Sonia e Carlo mi avevano parlato del “Progetto Tobia”!

Grazie a questo progetto, noi studenti fuorisede possiamo continuare il cammino AC, intrapreso nel paese d’origine, nella nuova città, aggregandoci a un gruppo ACG locale.

Io e la mia coinquilina, nonché compaesana, Michela, siamo entrate così a far parte del gruppo Giovani della parrocchia Sacro Cuore, a Bari.

Il nostro nuovo gruppo è composto da circa una ventina di universitari, nostri coetanei.

Forse siamo state fortunate noi ad aver trovato un gruppo fantastico, con persone simpaticissime e accoglienti, ma è un’esperienza che consiglio caldamente a tutti.

È un modo di crescita e conforto, nonché un modo per conoscere gente nuova.

Ricordo che durante i primi incontri ci hanno “svezzato”, indicandoci i vari quartieri e zone da evitare di percorrere quando si è sole; ogni sabato sera c’era una proposta diversa e spesso, dopo gli incontri, ci si intratteneva in un posto per mangiare qualcosa assieme.

Venendo da un paese piccolo, ho avuto modo di confrontarmi così con una realtà diversa, più grande; ciò che è scontato in un paese, non lo è in una città!

L’idea di comunità è vissuta in un modo differente: in una città non si fanno eccessive distinzioni tra giovanissimo, giovane, adulto o acierrino; durante le attività parrocchiali si impara a stare tutti insieme, senza eccessive distinzioni: l’adulto collabora indistintamente con un altro adulto o con un giovanissimo.

Vedere, poi, giovani che frequentano un gruppo di Azione Cattolica liberamente, quando potrebbero avere tante altre distrazioni in una città, mentre magari in un paese lo si frequenta solo “perché non c’è nient’altro di meglio da fare”, ha fortificato ancora di più la mia fede.

Mi ha fatto capire che se una comunità che va sempre di fretta, presa da impegni di lavoro o studio, trova il tempo di riunirsi per leggere e attualizzare il Vangelo, allora ne vale la pena!

Vale la pena inginocchiarsi dinanzi a un’Ostia consacrata ed esposta perché si è dinanzi al Re dei Re!

Vale la pena fare il segno di croce prima di iniziare a percorrere la navata perché si è entrati in un luogo sacro!

Vale la pena credere e confidare in Cristo!

 

Elsa Pia Lariccia